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HO VISTO LA MAFIA NEGLI OCCHI!.

Il titolo di questo documento riassume la radiografia delle istituzioni e della società italiana pervasa da culture mafiose profondamente radicate nella cultura popolare.

MILANO Anno 1993 DEBA 86.

La Deba 86 era (ed è tutt'ora) una cooperativa religiosa di servizi, con la quale entrai in contatto nel 1993.

Prestai opera di manovalanza generica presso un laboratorio allestito in una ex chiesa sconsacrata nel quartiere Barona di Milano, in Via Campari e successivamente presso un secondo laboratorio di cartotecnica e tipografia sito a Limito di Pioltello in provincia di Milano.

Nel 1993 questa cooperativa, pur nascendo dal nulla, godeva già di robuste relazioni preferenziali (come molte altre cooperative cattolico comuniste) con diversi ambienti politici costruiti con l'uscente Partito Socialista di Pillitteri e soprattutto con la Caritas ambrosiana (di cui la Deba e la Parrocchia S.Nazario e Celso gestiva un "banco alimentare" e laboratori similari a quelli appena descritti).

Il settore servizi sociali del Comune di Milano, L.go Treves (la stessa struttura che oggi protegge gli extracomunitari criminali in sinergia con le Caritas ambrosiane e diocesiane e con la magistratura) già in quegli anni erogava (a favore della Deba 86) finanziamenti a fondo perduto senza controlli diretti e con evidenti complicità clientelari che favorivano diverse cooperative religiose compresa la Deba 86, tutt'oggi esistente.

L'erogazione di un finanziamento di Borsa Lavoro prevedeva che l'erogazione avvenisse preliminarmente al candidato e solo successivamente alla coop quando questa avrebbe assunto definitivamente il candidato inserito.

Nella realtà le borse lavoro venivano riscosse dalle coop anche in assenza di assunzioni e con evidenti fallimenti progettuali di tali percorsi formativi.

Come accennato, entrai in contatto con questa cooperativa a causa di difficoltà occupazionali derivanti da un mercato del lavoro anche all'ora chiuso e di monopolio di raccomandazioni, nepotismi, familismi e clientele.

...Erano gli anni della "Milano da bere" appena stravolta dalle inchieste giudiziarie di Tangentopoli dove l'ex PSI  cedeva una città per oltre 20 anni amministrata con culture mafiose, meridionaliste e sottoposta a processi di lottizzazione e spartizioni politiche e dove la mafia aveva già consolidato le proprie attività in tutti i settori imprenditoriali e del cosidetto "terzo settore".

A prescindere da tutto, Milano aveva da oltre 20 anni perso i connotati di imprenditoria "pulita" sganciata dai circuiti di riciclaggio mafioso.

Come in tutti i poteri di stampo mafioso anche la società ed anche la società milanese erano profondamente mutati assumendo quei connotati di assenza di moralità, consapevolezza ed etica che permisero a questa ex capitale morale d'Italia di trasformarsi in un gigantesco mercato clientelare e votoscambista, che nel 1993 vedeva l'uscita di scena del PSI e l'ingresso preliminare della Lega Nord con giunta Formentini, 4 anni dopo sostituita dall'ex PSI con nuovo nome (Polo Delle Libertà) e gestita prima da Albertini e negli anni recenti dalla disastrosa giunta Moratti...

 

Dopo alcune esperienze di lavoro in nero, di contratti di formazione e lavoro truccati e mai concretizzatisi in assunzioni e dopo essermi inutilmente diplomato come perito elettronico e dopo un corso di specializzazione informatica senza sbocchi lavorativi, mi vidi costretto a bussare alla porta di un centro di ascolto parrocchiale gestito da pseudo volontari facenti capo a questa cooperativa.

La mia intelligenza acuta e critica non piacque agli operatori di questa coop e piacque poco anche al suo presidente fondatore, Natale Benazzi, all'ora un 30enne teologo con una visione ragioneristica della solidarietà sociale.

Un elemento inquietante di questo BENAZZI consisteva nel fatto che egli conoscesse l'elenco dei negozi che praticano il riciclaggio nel quartiere Barona.

Come evidente, non è sempre semplice intuire la presenza di riciclaggio nelle attività commerciali ed il saperlo....

Venni inizialmente snobbato, bollato come uno scansafatiche che andava ad elemosinare sostegni, quando invece questa coop (e soprattutto la pseudo associazione che ne coordinava l'attività, l'ASP, Associazione Sviluppo e Promozione), sosteneva massicciamente e con generose partecipazioni economiche erogate dal settore servizi sociale neo leghista del Comune di Milano e dalla Caritas ambrosiana, finanziamenti per garantire il soggiorno (e la protezione giudiziaria) di alcuni immigrati nord africani che andavano a popolare un'area di degrado del quartiere Barona.

Senza dilungarmi oltre posso solo accennare al fatto che la Parrocchia S. Nazaro e Celsio e le figure religiose e laiche in esse presenti ebbero legami (non è l'univo caso a Milano, in quanto moltissime parrocchie sono, nei fatti, succursali dell'affarsimo criminale di Caritas, Cei, Vaticano ed altri ordini religiosi) con esponenti locali della 'ndranhgeta (complesso di case Aler di Via Lopez De Vega) con i quali vennero avviate le prime forme di ospitalità e sussidiarietà ad extracomunitari nord africani e tra questi moltissi spacciatori di droghe.

Bussai alle porte del Settore Servizi Sociali di L.go Treves a Milano, senza ottenere nemmeno l'apertura di una pratica, ricevendo in cambio indifferenza, omissioni, pregiudizi e reazioni di arroganza.

Dal Gennaio 2003 sino al Maggio 2003 i miei tentativi di rendere partecipe qualche struttura sociale del comune di Milano furono quasi del tutto inutili.

In realtà, più che essere io a desiderare di lavorare presso una cooperativa di solidarietà fu mia madre ad insistere su questo argomento.

In realtà io commisi dei gravissimi errori (che mi fecero finire nella lista nera delle organizzazioni paramafiose del Comune di Milano, supportate da Polizia di Stato, Carabinieri, e l'immancabile Magistratura) sulla falsariga delle insistenze di una madre ingenua, credulona e manipolata da conoscenti legati al mondo della falsa solidarietà cattolica.

Furono le insistenze di mia madre, più che una mia precisa volontà a determinare il mio ingresso (come semplice manovale) presso una pseudo cooperativa fondata da un trentenne "paolotto" dalla "doppia pelle" (come venne definito dalla moglie di un ex prestatore manovale) interessato a rastrellare i nominativi di persone in difficoltà allo scopo di battere cassa al Settore Servizi Sociali dei comuni della provincia di Milano.

Prima del mio ingresso in tale cooperativa, dovetti presentare le mie credenziali presso altri uffici di assistenza sociale del Comune di Milano, come quello di V.le Ortles il quale aprì una pratica a mio nome.

Da li a poco la mia vita sarebbe cambiata ma in peggio. Sino ad allora non conoscevo il vero volto dell'Italia, delle sue istituzioni e di certi ambienti della falsa solidarietà cattolica e cattolico comunista. Da li a poco la mia vita sarebbe entrata in una fase il cui culmine si stà consumando in questi mesi con la gestione del sito www.mafiaspa.it e successivamente www.mafiaspa.ch .

Il 18 Maggio 1993 avvenne il mio ingresso presso tale cooperativa.

Non essendomi stata inizialmente assegnata una borsa lavoro (un finanziamento del Comune di Milano) venni introdotto senza contratto ed addetto al riordino di una chiesetta sconsacrata donata dalla Curia di Milano alla Deba 86 in Via Campari nel quartiere Barona-Milano.

L'attività organizzata per 3 giorni settimanali di 4 ore ciascuno mi venne retribuita 200.000 £ al mese (in attesa di una concessione di borsa lavoro).

L'attività venne sospesa nell'Agosto del 1993, per riprendere nel Settembre 1993.

Durante tale periodo ebbi modo di vedere varie forme (molto note e praticate sino ai giorni nostri da tutte le Caritas e strutture associate di Italia) di peculato a danno del Banco Alimentare (ex struttura sussidiaria Caritas che raccoglieva derrate alimentari prossime alla scadenza e da redistribuire ai bisognosi) di speculazione delle risorse materiali ed alimentari per uso sociale.

Capi di vestiario usati e/o provenienti da fallimenti industriali, da stock fallimentari, dai magazzini del fashion, della grande distribuzione della moda, confluivano (anche ai giorni nostri avvengono cose del genere) nei magazzini di tutte le parrocchie di Milano (inclusa la Nazario e Celso) per essere distribuiti ai senza reddito, ai disoccupati ed alle persone in difficoltà.

In quegli anni la povertà era meno diffusa di oggi ma forme striscianti di disoccupazione, disoccupati in età matura, ex operai, cassa integrati, etc... esistevano anche allora.

I capi di abbigliamento non venivano mai donati ma reinseriti in circuiti di vendita ufficiosi come bancarelle benefiche e/o mercatini a tutti gli effetti o addirittura reinseriti in circuiti di vendita di capi da stock fallimentari. Resta inteso che i profitti non venivano reinvestiti in attività sociali ma incamerati su conti correnti personali e questo con la cronica complicità del settore servizi sociali del Comune di Milano e Caritas ambrosiona. I capi migliori venivano anche trattenuti dagli stessi operatori i quali li rigiravano poi ad altri famigliari e parenti.

Solo gli scarti (che erano una quantità minima) venivano realmente distribuiti alle persone in difficoltà.

Analogo trattamento veniva riservato alle derrate alimentari le quali solo quelle di marche secondarie e di qualità inferiore ed in ridotte quantità venivano realmente distribuite alle persone in difficoltà.

Vi sarebbe anche da approfondire se le persone in difficoltà beneficiarie di "donazioni" erano realmente in diritto oppure erano semplici furbi in cerca di risparmio indirizzati sempre da amici e conoscenti degli operatori di tali centri di solidarietà.

Settembre 1993.

Dopo la breve esperienza di manovale presso l'ex chiesetta sconsacrata, venni trasferito presso un piccolo laboratorio tipografico cartotecnico allestito in una fatiscente ex canonica di Limito di Pioltello in provincia di Milano.

L'ambiente di furbetti regnante nella ex chiesa sconsacrata era comunque preferibile al clima invece regnante in quel laboratorio i cui operatori erano tutti imparentati tra loro (provenienti dalla borghesia imprenditoriale milanese), con attività imprenditoriali parallele a quella di socio onorario (che costituiva una semplice facciata in quanto avevano a che fare con l'impresa privata infiltratasi nella falsa solidarietà sociale). Le persone presenti in quella struttura non facevano di certo carità a nessuno tranne che a loro stessi in quanto pur avendo redditi paralleli venivano oltremodo retribuite dal Comune di Milano per l'attività "sociale" svolta???.

...Negli anni successivi le coop come questa riuscirono ad integrarsi ai pacchetti azionistici e societari di moltissime aziende milanesi e lombarde, vedendosi arrivare investimenti sotto forma di dividendi e partecipazioni agli utili imprenditoriali. Con questo sistema le aziende,le spa, potevano anche indirettamente attingere ai finanziamenti pubblici erogati alle cooperative.Queste partecipazioni permisero l'allargamento dei conflitti di interessi imprenditoriali nel "terzo settore" ed anche nelle pubbliche amministrazioni incluse le giunte comunali, province ma settori dei ministeri come la Magistratura.

Questi legami emersero successivamente nella mia storia... 

L'avere come soci onorari imprenditori di terze parti e intere famiglie collocate nell'organico, rendeva paradossale la "carità" del Comune di Milano e del suo settore di servizi sociali di Milano e comuni limitrofi. Infatti la carità la faceva a persone vicine all'indotto politico amministrativo degli assessorati dell'amministrazione comunale di Milano (in una fase di transizione tra l'uscente PSI  e l'ingresso della neo giunta leghista di Formentini) tramite progetti mai realizzati di recupero e promozione sociale che risucchiavano denaro pubblico con inesistenti progetti di collocamento professionale di soggetti in difficoltà i quali non venivano mai assunti presso tale cooperativa.

Verrò ora al pratico: Il mio ingresso in tale laboratorio avvenne il 15 Settembre 1993 con le mansioni di apprendista cartotecnico.

Lo "staff" del laboratorio era costituito da due cugine di circa 22-28 anni e dalla figlia ultra quarantenne di due operatori parrocchiali della parrocchia S. Nazario e Celso (quest'ultima moglie di un imprenditore), a cui si aggiungeva un "manovale" ex galeotto per narcotraffico ed adibito al taglio manuale di listelle di cartone compresso da destinarsi all'assemblaggio di agende e oggetti portafoto. A questi si aggiungeva un ragazzo obiettore di coscienza ed un 50enne calabrese ex detenuto per l'omicidio colposo della ex moglie.

In questa struttura venivano anche inserite persone problematiche (oltre agli ex due detenuti) con problemi affettivi e psichiatrici pregressi e/o in corso e pertanto potenzialmente fragili.

La complessità esistenziale dei soggetti inseriti (non era una comunità ma un semplice laboratorio) contrastava con l'assoluta impreparazione delle tre persone incaricate della conduzione del laboratorio.

Il clima regnante era di pregiudizio, compatimento e velata intolleranza verso tutti i soggetti inseriti dalle strutture di assistenza sociale.

Si veniva visti e considerati come semplice manodopera a basso costo e come giustificativo per ottenere finanziamenti in borsa lavoro e finanziamenti in generale.

Le intenzioni di tale coop erano lontane anni luce dal costituire un gruppo di lavoro da integrare al personale dopo un periodo formativo sussidiato dai comuni competenti.

A dimostrazione di quanto sostenuto vi era una ragazza ex titolare di borsa lavoro la quale proseguì la sua attività lavorativa presso tale coop in nero e senza regolarizzazione contrattuale alcuna.

La retribuzione di questa ragazza (che assemblava agende, rubriche e portafoto, dalle 9 del mattino sino alle 18 della sera per circa 5 giorni alla settimana) era di 250.000 £ rigorosamente in nero e con la complicità del settore servizi sociali del Comune di Milano il quale era indirettamente promotore di manodopera abusiva in nero.

Anche io prestai opera di manifattura cartotecnica senza regolarizzazione contrattuale percependo 200.000 £ mensili per 8 ore giornaliere su 3 giorni settimanali.

Questo si protrasse per oltre 6 mesi sino all'erogazione della borsa lavoro avvenuta verso l'Aprile del 1994.

Nel frattempo prestai manodopera cartotecnica dal Settembre 1993 all'Aprile 1994 all'interno di una struttura che si sarebbe ben presto rivelata come un luogo intollerante verso qualsiasi forma di disagio esistenziale e di mancata omologazione sociale.

Gli "inseriti" in tale coop erano circa 4 inclusi il sottoscritto. Tre su quattro (incluso me) erano continuamente bersagliati dalle operatrici (le due cugine) le quali non risparmiavano umiliazioni alcune.

Una ragazza veniva indotta al pianto perchè non si impegnava nelle attività lavorative.

Un'altra era sempre derisa dietro le spalle.

Un'altro soggetto inserito abbandonò la struttura causa liti e discussioni.

Il sottoscritto veniva invece soprannominato il "puzzone" e divenni oggetto di ogni genere di maldicenza gratuita in quanto noi "candidati" venivamo considerati come falliti, barboni, mongoloidi e cerebrolesi.

L'ambiente era stressante, ostile, infantile, anti professionale, incompatibile con i più elementari requisiti di preparazione psicologica, pedagogica e didattica sufficienti per la gestione di un laboratorio di recupero umano e professionale di soggetti in difficoltà.

Io ero oggetto di attacchi di ogni genere, di battutine, di soprannomi ed altro ancora, sorte analoga destinata anche ad altri soggetti.

Il clima era simile al mobbing.

Non esitai a segnalare il problema agli uffici competenti i quali erano ampiamente a conoscenza dei fatti ma che per compiacenza non prendevano misure risolutive alcune.

La diffamazione e la maldicenza erano anche derivanti dal livello di incapacità professionale degli operatori di tale coop.

Resistetti sino al Luglio 1994 quando comunicai al settore servizi sociali la mia rinuncia alla borsa lavoro.

Ancor prima di rinunciarvi ero già entrato nella lista nera degli operatori di questa cooperativa. Infatti, pochi giorni prima, si verificò un'aggressione verbale messa in atto dai genitori della coordinatrice del laboratorio di cartotecnica. Tale aggressione aveva origine da rancori derivanti dalle mie lamentele comunicate al settore servizi sociali.

I coniugi PASINI UMBERTO e DELFINA (che facevano incetta di capi di abbigliamento e di derrate alimentari, pur non essendo affatto poveri, abitudine tutt'ora in voga a Milano, Via Ambrogio Binda 3/a dove tutt'ora risiedono), una cui figlia era sposata con NATALE BENAZZI, Presidente della DEBA 86, non esitarono a creare un clima di ostilità, di maldicenza e di diffamazione vera e propria nel circondario di residenza del sottoscritto, generando negli anni, ogni genere di ostilità, il tutto con la complicità di una famiglia di siciliani anch'essi con rapporti clientelari con il Comune di Milano ed altri operatori sociali integrati nel business del terzo settore. 

Ovviamente nella mia rinuncia segnalai con dovizia di particolari quanto accadeva in quella coop e questo generò l'avvio ad una sequenza infinita di rappresaglie che si è trascinata sino ad oggi a distanza di 16 anni.

Luglio 1994

Comunico verbalmente al Settore Formazione e Lavoro del Settore Servizi Sociali del Comune di Milano gli abusi commessi in tale coop. I responsabili di ufficio si limitano a dichiarare che ... sì... la cooperativa è poco affidabile, non mantiene le promesse, ma....

Agosto 1994

I genitori della coordinatrice del laboratorio Deba 86 di Limito di Pioltello mi aggrediscono verbalmente davanti all'uscita di casa insultandomi.

Agosto 1994-Novembre 1997

Calunnie, diffamazioni a livello di vicinato, aggressioni verbali e fisiche subite fuori casa, dentro casa e nelle immediate vicinanze dagli operatori diretti di questa cooperativa e da personaggi ad essa prossimi. Sempre in quel periodo ricevo intimidazioni e minacce di Trattamento Sanitario Obbligatorio da parte di compiacenti assistenti sociali del Comune di Milano che io querelo in diverse fasi.

Come ampiamente descritto nel sito www.mafiaspa.ch, le Procure di tutta Italia abusano del modello 45 per proteggere da indagini e procedimenti i querelati che hanno legami politico-clientelari con il mondo politico, imprenditoriale, con le criminalità organizzate, con le forze dell'ordine e con la pubblica amministrazione.

Un appartamento sfitto situato nel piano della mia abitazione venne affittato ad una titolare di una cooperativa sociale e ad una seconda inquilina anch'essa operatrice sociale.

I nominativi delle due inquiline vennero forniti, alla proprietaria, dai coniugi PASINI.

Dopo breve tempo scopro che queste due conduttrici conoscono i soci della Deba 86 (ammesso, oltremodo, dalle stesse interessate).

Negli atti giudiziari recentemente raccolti sono emersi gravissimi tentativi di persecuzione giudiziaria messi in atto da un PM della Procura di Milano, Dott. APRILE, il quale su commissione della Deba 86 e dello stesso settore servizi sociali del Comune di Milano (anni 1994-2002) instaurarono un impianto diffamatorio persecutorio in perfetto stile mafioso a mio danno (possiedo tutti gli atti giudiziari che dimostrano quanto esposto) con  la finalità di zittire con ogni mezzo il sottoscritto in quanto il medesimo aveva già provveduto a segnalare all'Ispettorato del Lavoro di Milano ed alla Procura le intimidazioni attuate a mio danno dai personaggi legati a tale cooperativa, a loro ed a persone ad esse molto prossime.

Tali rappresaglie nacquero da timori degli interessati di perdere un business milionario che si protrae sino ad oggi.

Dispetti, maldicenze, calunnie e intimidazioni vennero pertanto attuate anche da persone che avevano in comune con gli operatori Deba 86 conoscenze dirette con il settore servizi sociali e con altri dipendenti, funzionari e forse assessori del Comune di Milano.

Novembre 1997-Novembre 1998.

Presento una segnalazione di lavoro nero e abusi di vario genere all'Ispettorato del Lavoro di Milano a carico della Coop Deba 86.

Come ripiego vengo convocato dietro falso pretesto dal responsabile dell'allora settore servizi sociali del Comune di Milano, un certo magistrato del Tribunale dei Minori, il quale mi comunica che io "a seguito di segnalazioni ricevute da cittadini.... sarei un soggetto socialmente pericoloso e sottoposto ad indagini". Vengo informato che il mio telefono fisso è sotto controllo e che misure di contenimento sanitario potrebbero essere adottate.

Procedo alla denuncia del settore servizi sociali di Milano, nella figura del suo responsabile e di una assiste sociale compiacente (la quale mi minacciò di sottopormi a reclusione giudiziaria psichiatrica senza che nessuna perizia sia mai stata prodotta) per abusi di atti d'ufficio, falsi in atto pubblico e millantato credito.

Novembre 1999. Vengo aggredito in strada da un nipote (BERNARDINO BENAZZI) del presidente della Deba 86 (il presiedente è Natale Benazzi, l'aggressore, Bernardino Benazzi). (da notarsi come la coop era costituita da persone tutte imparentate tra loro).

Presento querela contro Natale e Bernardino Benazzi per aggressione e sequestro di persona.

Nel frattempo, i soci della Coop DEBA 86 entrano in contatto con una coppia di neo-immigrati siciliani residenti nel palazzo dove risiedevo all'epoca, trattasi di BARCHITTA GRAZIA (insegnante elementare) e LEOTTA GIUSEPPE (gestisce attività commerciali di dubbia capitalizzazione ed è proprietario di alcuni immobili in Milano, uno di questi, in locazione, situato sopra l'appartamento dove vivevo).

Una cosa accomuna i soci della DEBA 86, le titolari di cooperative sociali ed  i coniugi LEOTTA:

Sono entrambi favoriti dalle pubbliche amministrazioni del comune di Milano ed entrambi sono in relazione tra loro e con gli ambienti del terzo settore e del caporalato degli extracomunitari.

Dicembre 1999-Marzo 2002.

Nel Dicembre 1999 il LEOTTA GIUSEPPE acquista l'appartamento soprastante al mio e lo adibisce ad uso foresteria.

L'appartamento viene affittato a 3 persone, di cui 2 aspiranti avvocati, VALENTINA VITALE e GIOVANNI PASCERI.

Entrambi sono protagonisti di schiamazzi notturni di cui si sospettò immediatamente l'origine dolosa e provocatoria.

Il sottoscritto effettua numerose chiamate al 113 con relativi interventi per schiamazzi in condominio.

Maggio 2000.

Ricevo una diffida stragiudiziale dal LEOTTA GIUSEPPE il quale era già stato da me querelato per minacce di morte (possiedo ancora la registrazione che lo incriminerebbe).

Sempre in quel periodo ricevo una illegale ordinanza di comparizione dal CPS (Centro Psico Sociale) nella quale mi si intima di presentarmi presso tale struttura per avviare una terapia psicofarmacologica coatta.

Procedo alla querela per reato associativo a carico di DEBA 86 (possiedo tutti gli atti giudiziari che lo dimostrano) compiacenti funzionari del Comune di Milano e dell'azienda ospedaliera S.PAOLO di cui fa parte il CPS incaricato di attuare forme di rappresaglia a mio danno.

Agosto 2000.

Ennesima aggressione verbale e fisica ad opera dei genitori della responsabile del laboratorio di Limito della DEBA 86.

Agosto 2000-Ottobre 2001.

Esasperato, cambio casa trasferendomi fuori provincia.

Anche lontano dal mio domicilio vengo indirettamente perseguitato. Ricevo telefonate anonime da fantomatici ispettori della Polizia di Stato i quali minacciano, insultano, pretendono che mi presenti (senza alcuna comunicazione scritta) presso il Commissariato PS di Porta Ticinese, Milano.

Periodicamente passo a controllare l'appartamento di Milano (all'epoca di proprietà di mio padre) e trovo la cassetta postale piena di comunicazioni di commissariati e questure. Vengo pedinato e minacciato ogni qual volta mi trovo a passare nelle vicinanze della mia residenza

Essendo l'appartamento di Milano di proprietà di mio padre (deceduto nel 2006) e non potendo più risiederci a causa delle rappresaglie messe in atto da: NATALE BENAZZI, CONIUGI PASINI, UMBERTO e DELFINA, LEOTTA GIUSEPPE, BARCHITTA GRAZIA e dai neo avv.ti VALENTINA VITALE e PASCERI GIOVANNI, mi vedo costretto a delegare un legale (questo mi costerà 10.000.000 di £) per instaurare una variazione di divorzio per mia madre, la quale in cambio della donazione dell'immobile rinuncerebbe all'assegno di mantenimento.

Sempre in questo periodo (tra il 1997 e il 2006) i coniugi PASINI UMBERTO e DELFINA (genitori della coordinatrice della Deba 86) entrano in contatto con l'amante di mio padre, BIANCHI BRUNA, informandola che la medesima potrebbe entrare in possesso dell'immobile dove risiedo se i succitati coniugi riescono ad allontanarmi definitivamente con le loro rappresaglie. In sintesi, gli appartenenti alla DEBA 86 cercavano di danneggiare il sottoscritto al punto da indurlo ad abbandonare la propria casa ed inducendo a loro volta la futura moglie di mio padre a sfruttarne la situazione onde permetterne il rientro dell'immobile per mancato usufrutto della ex moglie e del figlio.

La stessa BIANCHI BRUNA viene vista dal sottoscritto e da una testimone dei fatti (citata anche negli atti giudiziari), Sig.ra BOSI ELVIRA, residente nel condominio dove risiedeva il sottoscritto. Successivamente, questa testimone viene fortemente intimidita onde impedire che la stessa deponga nelle aule giudiziarie. Ella era a conoscenza delle associazioni a delinquere messe in atto a mio danno dai coniugi PASINI, dai coniugi LEOTTA e da persone collocate in un appartamento sfitto del condominio a sfruttare gli effetti utili delle loro rappresaglie.

L'odio viscerale degli appartenenti alla Coop DEBA 86 e dei coniugi PASINI indusse i medesimi ad interferire pesantemente nella sfera famigliare del sottoscritto onde apportare il maggior danno morale, economico ed esistenziale possibile.

Infatti i rapporti tra me e mio padre si deteriorano in virtù delle frequenti discussioni per l'immobile dove non posso più risiedere e verso il quale mio padre è stato più volte indotto (dagli appartenenti della DEBA 86) a desiderarne il rientro in possesso.

I danni apportati direttamente o indirettamente dagli affiliati alla Coop DEBA 86 sono stati incalcolabili, gravissimi, aventi strascichi e ripercussioni attuali e sembrano essersi prolungati anche dopo il mio allontanamento da Milano. Sembra che la vita privata del sottoscritto sia stata monitorata per anni, forse anche grazie alla compiacenza di magistrati della Procura di Milano che hanno intercettato per anni le mie conversazioni telefoniche e comunicato a terze persone (Deba 86, coniugi Leotta, conduttori dell'immobile dei Leotta, una coppia di avvocati, VALENTINA VITALE e PASCERI GIOVANNI). 

A partire dall'estate 2001 cerco disperatamente di acquistare un immobile alternativo.

OTTOBRE 2001 Sono costretto a rientrare provvisoriamente nell'abitazione di Milano, teatro delle rappresaglie sopra descritte.

L'appartamento inizialmente condotto dalle operatrici sociali è sfitto, mentre è ancora occupato quello utilizzato dai neo avvocati.

 

Novembre 2001.

Proseguono gli attacchi degli affiliati DEBA 86, PASINI UMBERTO e DELFINA e del LEOTTA GIUSEPPE.

Arriva l'accoglimento della proposta di donazione dell'immobile in cambio della rinuncia all'assegno divorzile da parte di mia madre.

L'immobile viene "donato" ed è possibile procederne alla vendita "in fretta e furia".

Marzo 2002

L'immobile viene venduto ed abbandono definitivamente quel luogo.

Marzo 2003

... le rappresaglie proseguono con sospette intercettazioni telefoniche ai numeri mobili a me intestati.

Non faccio tempo ad attivare un numero fisso che questo viene immediatamente intercettato (ancora prima di essere pubblicato nell'elenco telefonico) e comunicato ai coniugi PASINI i quali si abbandonano ad ogni genere di insulti e scherzi telefonici a tutte le ore del giorno e della notte. Vista l'impossibilità di procedere a livello giudiziario contro i medesimi (protetti dalla Procura di Milano) replico per le rime facendoli a mia volta.

Mio padre e la convivente BIANCHI BRUNA ricevono un vero e proprio "lavaggio del cervello" ad opera dei coniugi Pasini (coop DEBA 86) i quali consigliano al medesimo di presentare false querele per ottenere risarcimenti allo scopo di compensare le liquidità dalla donazione dell'immobile ed altro ancora.

Settembre 2003

Ignaro, presento la mia candidatura come sistemista informatico presso l'agenzia interinale "Brook-Street" di via F. Filzi, Milano.

Essendo invalido civile mi candido anche per le selezioni delle categorie protette.

 

Verso il Settembre 2003 vengo nuovamente contattato dalla Brook-Street per una candidatura presso la società di trattamento sistemi per il denaro, SITRADE SPA di Milano.

La candidatura è per le categorie protette.

Nei colloqui emergono da parte mia dubbi in merito alla validità e serietà dell'offerta.

Dalla società non solo non emergono prospettive incentivanti ma trapela assenza di chiarezza sulla mansioni invece promesse in sede di colloquio.

Mai potevo sospettare quanto di seguito esposto:

Verso la fine di Settembre 2003, Brook-Street comunica che la società (che era obbligata per legge ad assumere un invalido civile in ottemperanza alla Legge 68/99) sarebbe disposta ad assumermi anche se non era chiaro sin da allora con quale mansione (la mia candidatura era di sistemista informatico).

 L'assunzione parte dal 8 Ottobre 2003.

L'azienda mi ignora e vengo immediatamente marginalizzato anche nella collocazione della scrivania, situata davanti alla centralinista, nella reception.

Vengo demansionato sin dai primi giorni e raramente svolgo le mansioni per le quali sono stato assunto.

Nei primi mesi di attività aleggia uno strano ed indecifrabile clima di sospetto nei miei confronti. Alterno lunghi periodi di inattività con lavoretti pseudo informatici che sono costretto ad improvvisare per dimostrare la mia voglia di lavorare e di operare nel settore informatico come previsto dal contratto.

Dopo alcuni mesi vengo trasferito in un locale dell'amministrazione in quanto poco gradito nella Direzione Generale anche in seguito ad alcune mie lamentele sul livello di emarginazione aziendale subito e per una nota spese mai rimborsata.

Mi vengono affidate volutamente mansioni degradanti, pesanti, incompatibili anche col livello di invalidità possedut

Vengo rimproverato e punito anche disciplinarmente per futili e inesistenti motivi.

Nell'estate 2004 mi rivolgo ad un sindacato (CGIL di Milano) il quale, sulla base dei fatti, consiglia l'avvio di un ricorso.

L'azienda, sin dal primo giorno, ha dimostrato, clamorosamente, di voler estraniare (anche con metodi brutali) il sottoscritto dall'organigramma aziendale, quasi desiderasse farlo sin da subito.

Tra il 2004 e il Maggio 2005, lavoro in magazzino pur avendo un contratto di secondo livello con mansioni di sistemista informatico.

Sono esposto a piccoli infortuni, rimproveri di ogni genere e basse temperature nel periodo invernale.

La volontà punitiva dell'azienda si traduce in provvedimenti disciplinari a getto continuo, finalizzati alle dimissioni volontarie.

Tra i vari provvedimenti disciplinari subiti, verso la fine di Aprile 2005 si presenta in azienda una persona a me nota. L'AVVOCATO VALENTINA VITALE, ex inquilina dell'immobile del LEOTTA GIUSEPPE, personaggio in relazione con la DEBA 86 e personale del COMUNE DI MILANO e settore servizi sociali.

MA COME E' PICCOLO IL MONDO?.

No, non è il mondo ad essere piccolo. Probabilmente BROOK-STREET (le agenzie interinali sono una mafia a ed una mafia a tutti gli effetti) ha in qualche maniera condotto una assunzione finalizzata...

ad un mobbing su commissione ?.

I FATTI PARLANO DA SOLI E NON VI SONO OMBRE DI DUBBIO.

Come è possibile che un'azienda assuma un impiegato che ha avuto liti e controversie legali con il legale di fiducia di una azienda?.

SITRADE SPA, nel Settembre 2003 aveva come legale di fiducia (poi ho scoperto che la VALENTINA VITALE è intima amica della famiglia proprietaria e possiede anche le azioni di questa società) una mia ex vicina di casa con la quale si sono consumate non poche liti ed il cui locatore era molto vicino alla DEBA 86 ed entrambi al settore servizi sociali del Comune di Milano).

LA SITRADE sapeva, pertanto, al momento della mia assunzione, di quanto accaduto tra me e gli avv.ti VALENTINA VITALE ed il suo coniuge PASCERI GIOVANNI, entrambi avvocati approdati dal sud Italia.

Il buon senso avrebbe indotto nella VALENTINA VITALE (che redisse anche il mio contratto di assunzione presso tale azienda) A sconsigliare la mia assunzione. Come mai invece scelsero proprio me?.

Per quale ragione un'azienda assume un nemico personale del suo legale di fiducia?.

Come mai subii cattivi trattamenti sin dai primi giorni?.

Subisco attacchi verbali e minacce e mobbing Mi vedo costretto a mettermi in malattia dal Maggio 2005.

Subisco provvedimenti disciplinari anche nel periodo di malattia, provvedimenti assurdi per motivi inesistenti.

Nel novembre 2005 vengo licenziato per superamento del limite di malattia.

Nel 2007 parte la causa contro la SITRADE SPA (inizialmente con un legale di un sindacato CGIL, Studio Rosiello, la cui conduzione sarà disastrosa, fortemente corrotta e manipolata, filo datoriale e con sospetti di corruzione e collusioni tra lo studio Rosiello, la controparte SITRADE SPA ed il legale della medesima. Avv.to Valentina Vitale) per licenziamento illegittimo, demansionamento e mobbing.

Settembre 2007

Prima udienza presso il Tribunale del Lavoro di Milano.

Solo allora vengo in possesso del memoriale di controparte.

In quel memoriale di quasi 500 pagine (di cui ho presentato una querela per diffamazione all'avvocato dell'azienda ed alla proprietà dell'azienda, querela anch'essa rubricata nel modello 45 dalla compiacente Procura di Milano, onde proteggere i querelati) vi sono centinaia di pagine contenenti ogni genere di menzogna e discredito.

Tale memoriale porta la firma indiretta della Coop. DEBA 86, del PM Aprile della Procura di Milano, delle menzogne dello stesso studio legale VITALE e PASCERI, ex inquilini del LEOTTA GIUSEPPE, dello stesso LEOTTA GIUSEPPE.

Dagli atti in esso contenuti si citano i fatti avvenuti tra gli anni 1994-2002 corredati da riferimenti di compiacenti funzionari di pubbliche amministrazioni, da falsi certificati di malattia mentale e dalla promessa di produrre false cartelle cliniche di ricoveri e trattamenti psichiatrici mai avvenuti in passato.

Questo memoriale è stato incluso nell'impianto difensivo dell'azienda la quale anche davanti al giudice del lavoro non si è fatta problemi a dichiarare (commettendo un reato di diffamazione in aula giudiziaria) che il giudice non doveva procedere in quanto il sottoscritto sarebbe infermo di mente e paziente psichiatrico (non ho mai frequentato una struttura psichiatrica in vita mia e il tutto sembra portare la firma coop DEBA 86).

Nel memoriale l'Avv.to VALENTINA VITALE descrive il sottoscritto come un pluripregiudicato noto alle forze dell'ordine e socialmente pericoloso e dedito a comportamenti devianti.

Prima di proseguire nella cronologia... facciamo un piccolo passo indietro.

2003-2006.

Trasferitomi fuori dalla provincia di Milano, (a causa delle rappresaglie messe in atto dalla Deba 86 & co) perdo definitivamente i contatti con mio padre.

Come già a anticipato, fui costretto, insieme a mia madre, a chiedere una variazione di divorzio in cambio della donazione della casa di esclusiva proprietà paterna ed in cambio della rinuncia di mia madre all'assegno divorzile.

I coniugi PASINI,, più l'associazione per delinquere rappresentata dai personaggi legati alla cooperativa, al Comune di Milano, alla Procura di Milano (soprattutto nelle vesti dei PM Aprile e Siciliano), agli avv.ti VALENTINA VITALE e PASCERI GIOVANNI, ai coniugi LEOTTA GIUSEPPE e GRAZIA (esistono pregresse querele contro tutti gli elencati ancora in mio possesso) avevano già ottenuto una prima vendetta.

Mia madre, rinunciando all'assegno divorzile non avrebbe più avuto diritto alla pensione di reversibilità in caso di decesso dell'ex marito.

Mia madre, settantenne, è titolare di una pensione minima.

A nostra insaputa (nel tentativo di occultare un possibile decesso), mio padre si ammalò di leucemia all'inizio del 2003.

Tale malattia lo accompagnò per 3 anni nei quali nulla fece trapelare sempre su pressioni dei coniugi PASINI.

Mio padre, ricevette forti pressioni e condizionamenti dalla convivente BIANCHI BRUNA, la quale frequentò (forse anche all'insaputa di mio padre) i coniugi PASINI dal 1998 al 2006 ed anche tutt'oggi.

Per impedire che al decesso di mio padre (avvenuto nel Marzo del 2006) io ereditassi la legittima, consigliarono un matrimonio affrettato (avvenuto nella primavera del 2003 quando la prognosi era già infausta) in divisione dei beni.

Vi furono alienazioni immobiliari tra mio padre e la nuova moglie BIANCHI BRUNA.

Vi furono trasferimenti di denaro dal suo conto a quello della nuova moglie.

Vi furono anche altri aspetti.

Da indagini che ho condotto personalmente nel 2006, le alienazioni immobiliari avvennero a favore di persone gravitanti alla Coop Deba 86. La BIANCHI BRUNA acquistò alcuni box presso proprietà possedute anche da personaggi della DEBA 86.

Un garage venne acquistato proprio in un terreno ceduto dalla curia milanese, prima alla Parrocchia S. NAZARIO e CELSIO (dove opera da decenni la Coop DEBA 86  e dove operano da decenni i coniugi PASINI).

Un seconda proprietà è stata acquistata presso la Via Ludovico il Moro (a pochi passi dove risiedono dei dipendenti SITRADE SPA) presso il locale notturno CA' BIANCA CLUB,dove anche la coop succitata (nella veste di alcuni dei suoi soci, possiedono proprietà).

Mio padre venne indotto dai coniugi PASINI e dalla stessa convivente, neo moglie, anch'essa sottoposta ad ogni genere di pressioni dai PASINI, ad occultare la malattia ed anche il decesso.

Il 26 Luglio 2006, ricevetti una raccomandata proveniente da una filiale della BANCA POPOLARE DI MILANO, in P.zza Medaglie d'Oro.

Il contenuto lo riporto integralmente:

OGGETTO: Successione di LARGHI GIUSEPPE.

Nella raccomandata venivo invitato a prendere contatti con tale banca per la riscossione della legittima (quanto meno di quel poco che era rimasto, in quanto venne già spolverato negli anni e mesi precedenti come sopra descritto...) derivante dal "de cuius" (in latino, decesso) di LARGHI GIUSEPPE.

Sino ad allora ignoravo persino il decesso di mio padre (in sintesi egli morì il 9 Marzo 2006 e la banca, in seguito a vincoli ereditari del conto corrente ad egli intestato, effettuò delle indagini per risalire alla mia residenza e comunicarmi le necessità di svincolo con incasso dell'8% della legittima).

Fu la banca ad informarmi del decesso e nessun altro (i miei numeri mobili erano noti a tutti i famigliari ma nessuno chiamo').

Durante i mesi di Marzo ed Aprile 2006, ricevetti dal numero fisso di Milano (0289122568, verso il mio numero mobile 3394743827) alcune telefonate minatorie effettuate dalla PASINI (cognome da coniuge) DELFINA.

Ella pronunciò le seguenti frasi: "Ciao, ti ricordi di ?. Ti auguro di morire presto!".

Altre telefonate vennero effettuate dalla DELFINA al mio numero nei mesi successivi, sempre insulti, sempre auguri di morte e sempre telefonate anonime da quel numero.

Il tutto avvenne nel periodo in cui era morto mio padre.

Come evidente, questo TEOREMA, reso possibile solo con la collaborazione della Procura di Milano (PM Aprile, Siciliano), dal settore servizi sociali di Milano (tra le quali una certa assistente sociale MACCARELLI, da me pluriquerelata), da cittadini collusi con affarismo para mafioso del terzo settore (CONIUGI PASINI,CONIUGI LEOTTA, NATALE BENAZZI, etc..), con avvocati (VALENTINA VITALE e PASCERI GIOVANNI) e con forti sospetti di complicità di una azienda tutelata legalmente dalla VALENTINA VITALE,è culminato con l'essere stato diseredato dalla mia famiglia e con ulteriori danni indiretti a me stesso e mia madre, la quale non ha diritto ad alcuna pensione di reversibilità dell'ex coniuge (mio padre), oltre che l'aver contribuito a deteriorare i rapporti con mio padre a causa delle rappresaglie messe in atto dagli affiliati della COOP DEBA 86.

CASI COME QUESTI SONO FREQUENTI IN ITALIA.

UNO E' MENZIONATO NEL SITO, RELATIVO A EVA POLAK.

Tuttavia la casistica è molto più ampia.

IO PERSONALMENTE LOTTERO' SINO ALLA MORTE, A QUALSIASI COSTO, CON QUALSIASI MEZZO, CON QUALSIASI METODO, LEGALE O MENO, POLITICAMENTE, GIURIDICAMENTE, LEGALMENTE E MORALMENTE CONTRO QUESTI PERSONAGGI E CONTRO LE FORME DI MAFIA PROMOSSE DALLO STATO ITALIANO E DALLA MAGISTRATURA.

IL TEOREMA SI E' COMPLETATO.

Come in un film di Martin Scorzese la rovina de

....in aggiornamento nei prossimi giorni.

 

27 Giugno 2009

La causa contro la SITRADE SPA, azienda fornitrice di sistemi gestione code per il Tribunale di Milano, venne condotta pessimamente ed ai limiti della illegalità da un giudice, RAVAZZONI, la quale (come del resto di rito presso questo tribunale anche presso altri giudici), non solo assolse l'azienda nel 19 Giugno 2009 (pur essendoci due testimonianze che ammettono i fatti avvenuti e pur avendo lo stesso Giudice Ravazzoni... una donna per intendersi... già seguito altre cause di lavoro per motivi analoghi ad opera di altri dipendenti tra i quali una RSU UIL. In tale frangente l'azienda venne condannata... nel caso del sottoscritto la MAFIASPA sopra raccontata ha effettuato immani pressioni per impedire questo!.) ma che non istituì nemmeno una perizia medico legale (OBBLIGATORIA PER LEGGE... se il giudice non rispetta l'iter potrebbe anche essere radiato dall'ordine) che accertasse i danni biologici e piscologici subiti in azienda. Del resto non c'è da meravigliarsi quando l'azienda imputata è anche vincitrice di appalti di fornitura presso lo stesso Tribunale dove verrebbe processata. Ovviamente vincerà la causa, come del resto è avvenuto. La cara RAVAZZONI (che fa parte di una lunga lista nera di giudici filodatoriali... ovviamente non a titolo gratuito...) a distanza di 3 mesi non ha ancora pubblicato le motivazioni della sua sentenza .... ma del resto, come sostenuto in questo sito... se controllassimo i conti bancari e patrimoniali di certi magitrati..... ne scopriremmo delle belle... Comunque farò ricorso sino in appello. Il mio legale si è comunque reso conto che il sottoscritto è in una lista nera gestita da personaggi altolocati che puntualmente esercitano il loro potere quando opportuno... oltremodo si è anche reso conto che quanto accaduto in SITRADE non può essere casuale.

        Che in Italia, la magistratura sia uno strumento generatore di mafia, generatore di ingiustizie sociali, un organo di prevaricazione e soprusi di ogni genere è ulteriormente dimostrato dall'occultamento di querele effettuato da molte procure per tutelare soggetti altolocati (avvocati, imprenditori,magistrati, amministratori, politici, medici, narcotrafficanti, rom, etc...)

La presente querela (per diffamazione) presentata a carico dell'Avv.to VALENTINA VITALE (che ha redatto un memoriale di controparte fortemente calunnioso, diffamatorio, memoriale che può oltremodo, essere diffuso per uso didattico ad avvocati tirocinanti e consultato da qualunque operatore giudiziario e legale), e l'amministratore delegato della SITRADE SPA di Segrate, per aver sottoscritto tale memoriale (autorizzandone i contenuti si attiva una correità nel reato diffamatorio) GABRIELE CONTI, è stata letteralmente occultata dalla Procura di Milano. Regolarmente protocollata ed inserita nel sistema informatico del Tribunale di Milano, si sono perse le tracce e gli stessi operatori della Procura non sono in grado di recuperare alcun riferimento. In sintesi è stata occultata.Il CONTI GABRIELE venne, oltremodo, querelato per diffamazione in quanto il giorno 19 Febbraio 2008 pronunciò nell'udienza le seguenti frasi, pronunciate dopo le deposizioni e pertanto illegittime ed estranee al rito di udienza dei testi: "Signor Giudice... la prego... lei deve venirci incontro... il LARGHI CLAUDIO e' malato di mente, è una persona seguita dalle strutture psichiatrice, ha denigrato la nostra azienda che annovera personale anziano di oltre 30 anni... .La querela è "magicamente riapparsa" verso l'estate del 2009 essendo stata archiviata dal PM Siciliano senza che questi comunicasse al sottoscritto la richiesta di archiviazione (nella querela erano indicate le istanze di comunicazione della richiesta di archiviazione, in base all'ex art.CCP 408).

Il giudice RAVAZZONI, non interruppe le frasi diffamatorie pronunciate dal CONTI GABRIELE (tale giudice commise delle omissioni molto gravi in quanto avrebbe dovuto interrompere le frasi pronunciate dal CONTI informandolo che non sono ammesse ulteriori deposizioni oltre quanto già verbalizzato e rammentando al CONTI che i contenuti delle sue accuse erano tali da ledere immagine e dignità della controparte. Analogo comportamento venne tenuto dall'avv.to CAVALLO, allieva dello studio legale (patrocinato dalla CGIL) ROSIELLO di Milano. La tutela di questo legale fu scandalosa in quanto, tale avvocato prese sempre le difese dell'azienda al punto tale da impedire al sottoscritto di procedere alla querela per diffamazione.

(download file) Querela contro Vitale-Conti-Sitrade Spa

Querela

 23 Agosto 2009

   

2003-2006

S.Zenone al Lambro.

Che i costruttori edili siano tutti, sistematicamente tutti, collusi con le organizzazioni mafiose e che siano mafiosi e criminali loro stessi lo dimostra questa vicenda.

Da un costruttore con cui ebbi delle controversie causa evidenti fatti assimilabili alla truffa, subii persecuzioni tramite un compiacente amico (tossicodipendente con sospetti di spaccio, come tutti i tossicodipendenti) che tra minacce, vandalismi e intimidazioni (su commissione di questo costruttore, mafioso come la stragrande maggioranza) spesi non pochi soldi di legali in denunce e ricorsi (tra le varie denunce anche quella di associazione per delinquere). Questi personaggi (che un agente di Polizia Locale, S. Zenone al Lambro, ammise candidamente, essere straricchi ma con dubbi sull'origine di tali ricchezze) sono tutti stati protetti ed assolti dalla filomafiosa procura di Lodi, nelle figure dei PM Simion e De-Benedetto. Anche in questo caso si commisero manipolazioni sui casellari giudiziali facendo apparire come incensurati persone che non lo erano affatto.

Febbraio-Settembre 2007

Cervignano d'Adda

Comprai un monolocale in un condominio costruito da una impresa che ha collocato alcuni appartamenti a spacciatori di droghe, noti alle forze dell'ordine e procure di mezza Italia.

Insistetti sino ad ottenere l'arresto di uno di questi (dovetti segnalare la cosa a mezzo mondo).

I Carabinieri di Zelo Buon Persico fecero di tutto per insabbiare le indagini (in associazione con il PM Simion), non esitando a far passare per pazzo visionario il sottoscritto che dovette fare tutto da solo per ottenere l'arresto di questo spacciatore che venne messo agli arresti domiciliari in uno stabile realizzato dalla stessa impresa edile dove inizialmente spacciava.

Poichè ho subito delle minacce da parte di questo spacciatore, vi è una querela pendente che un avvocato compiacente, un altro PM compiacente, (DE-BENEDETTO) cercano in ogni modo di intralciare.La DE-BENEDETTO ed il legale sono gli stessi che ottennero l'assoluzione del tossicodipendente di S. Zenone al Lambro, in entrambi i casi vi sono di mezzi costruttori edili che collocano tossicodipendenti spacciatori nei condomini da loro realizzati.

L'attività di spaccio in Via Primo Maggio 6-C avvenne per moltissimi mesi senza indagini e con la sola collaborazione (qualche distretto di Polizia Locale è fortunatamente onesto e non ho dubbi a rivelarlo, quanto meno per i fatti che mi riguardano, la Polizia Locale di Montanaso Lombardo fece molto per avviare qualche controllo, negato dai Carabinieri di Zelo Buon Persico) della Polizia Locale di Montanaso Lombardo. La Simion fece attendere molti mesi prima di procedere (ho degli atti giudiziari che dimostrano quanto sopra) e ordinò l'arresto in fragranza solo quando vendetti la casa (una settimana dopo il mio trasloco). Da testimonianze dei residenti, sembra che in realtà l'arresto non è mai stato effettuato e si è proceduto in "simulazione" scegliendo un arresto virtuale con detenzione minima di stupefacenti e la condanna ad una pena mite di un anno presso la ragazza dello spacciatore, anch'essa della stessa pasta. Il PM Simion nella fase di indagini preliminari (onde proteggere il TASSONE EMANUELE, lo spacciatore di droga) sostituì il nominativo della parte offesa (il sottocritto, in qualità di persona offesa da minacce ricevute dal TASSONE, minacce ricevute in seguito a mie richieste di sopralluoghi di Carabinieri)  con quello del reale proprietario dell'immobile (un prestanome dell'impresa costruttrice che collocò diversi spacciatori nel condominio). In sintesi venne convocato una falsa parte imputata. Io mi accorsi dell'inghippo leggendo direttamente i fascicoli dei procedimenti e contattai il mio legale per chiedere la variazione del procedimento. Dopo le gravissime manipolazioni messe in atto dalla Simion, il secondo PM (DE BENEDETTO) sta cercando con tutti i sistemi di impedire una convocazione del TASSONE, inviando di proposito la notifica di comparizione ad  indirizzi di recapito errati.

L'ultima udienza farsa (tenutasi il 6 Giugno scorso) è stata nuovamente rinviata al febbraio 2010 (i mandati di comparizione vengono volutamente inviati a recapiti errati onde prolungare negli anni le more dell'istruttoria). Non appena il sottoscritto contestò tale condotta giudiziaria il difensore dello spacciatore di droga TASSONE EMANUELE, (Avv.to ROVEDA) ha aggredito verbalmente il sottoscritto minacciandolo di farlo arrestare e processare.

L'episodio è avvenuto innanzi al PM DE-BENEDETTO la quale ha mostrato apparente compiacimento e non ha redarguito il legale.

COME EVIDENTE L'ORDINE DEGLI AVVOCATI E LA MAGISTRATURA DI LODI PROTEGGONO I NARCOTRAFFICANTI (A SPESE NOSTRE) (** SI PREMETTE CHE DIETRO L'ATTIVITA' DEL TASSONE VI SAREBBE UNA IMPRESA EDILE CHE COLLOCA SPACCIATORI DI DROGHE NEI CONDOMINI DALLA MEDESIMA COSTRUITI) INTIMIDENDO GLI ONESTI CITTADINI CHE DENUNCIANO ATTIVITA' DI NARCOTRAFFICO.

(download file) La condotta vergognosa del PM Simion è stata comunicata sia all’attenzione del Capo Procuratore della Procura di Lodi Dott. Pescarenico che allo stesso CSM (chiedendone la radiazione).

W L'ITALIA!

Ovviamente vi sono evidenti sospetti di collusione con Carabinieri e Procura.

Ottobre 2007-Oggi

PIEVE PORTO MORONE.

La storia è già ampiamente documentata nella sezione dedicata a questo paese, posso solo aggiungere che i responsabili della barbaria di questo paese sono centinaia di pievesi, tutta l'amministrazione comunale, Prefetto e prefettura, Magistratura di Pavia.

Sono proprietario di un immobile che non posso rivendere in quanto essendoci un controllo territoriale di 'ndrangheta e mafia rumena solo tali personaggi hanno il privilegio di acquistare in tale territorio dove la mafia comanda.

L'unico risultato ottenuto è l'apertura di un fascicolo di indagine della Sezione antimafia della Procura di Pavia a carico di sindaco, giunta, pievesi e Procura di Pavia.

 

...in aggiornamento...

 

 

 

 

 

 

 

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